Un gruppo ristretto di sviluppatori, con l’aiuto di Claude Opus 5.5, ha reso disponibili sette applicazioni creative che riprendono una parte ampia delle funzioni e delle interfacce dei programmi Adobe. Dal fotoritocco al montaggio video, ArtCraft affronta in rapida successione strumenti che nei prodotti di riferimento sono stati costruiti e perfezionati per decenni. La velocità dello sviluppo colpisce soprattutto nel confronto con Photoshop, la cui storia supera ormai i trentacinque anni.

Sette applicazioni e uno sviluppatore con esperienza

“Ho usato Opus 5.5 per aiutarmi a ricreare sette delle principali applicazioni Adobe in Rust al 100 % nativo”: così aiartis_art presenta le Crafting Apps su Reddit. Alle spalle ha quindici anni di sviluppo software, una decina dei quali con Rust, e una carriera che ha incluso infrastrutture di pagamento, robotica e automazione ottica. Con Claude affronta ora la ricostruzione degli strumenti che fotografi, grafici e montatori usano ogni giorno.

Al progetto collaborano anche altri sviluppatori, sostenuti da un team che già crea software per filmmaker. La comunità può scaricare le applicazioni, provarle, segnalare errori e proporre nuove funzioni, oppure contribuire direttamente al codice. “Raggiungeremo la piena equivalenza funzionale entro un mese”, scrive l’autore.

Le sette Crafting Apps

    • PhotoCraft: fotoritocco, in fase early‑alpha.
    • VectorCraft: illustrazione vettoriale.
    • FilmCraft: montaggio video.
    • LightCraft: gestione di librerie fotografiche e sviluppo di file RAW.
    • PdfCraft (inizialmente chiamato PrintCraft): visualizzazione e modifica di PDF, early‑alpha.
    • EffectCraft: motion graphics ed effetti visivi.
    • DesignCraft: impaginazione e pubblicazione.

Le sette applicazioni hanno installer per macOS, Windows e Linux; sei di esse, con l’eccezione di FilmCraft, sono disponibili anche nel browser grazie a WebAssembly, che consente di eseguire codice compilato direttamente in una pagina web. Un launcher comune gestisce installazione e aggiornamenti.

VectorCraft screenshot

Il bagaglio storico di Photoshop

Photoshop 1.0 risale al febbraio 1990. Nella sua storia si sono susseguiti passaggi fondamentali: i livelli (1994), il pennello correttivo (2002) e il Content‑Aware Fill (2010). Ogni anno, inoltre, sono stati aggiunti piccoli miglioramenti che hanno affinato strumenti, interazioni e flussi di lavoro, creando una base di conoscenza profonda e consolidata.

Quel patrimonio comprende non solo il codice, ma anche la comprensione del problema: quali operazioni servono, come organizzare i pannelli, quali scorciatoie funzionano, come un documento deve attraversare una catena di produzione. Chi costruisce oggi un’alternativa può partire da un riferimento già esistente, con comportamenti osservabili e aspettative consolidate. L’AI entra in gioco nella traduzione di questa conoscenza in una nuova implementazione, riducendo il lavoro necessario per affrontare contemporaneamente numerose funzioni.

FilmCraft color grading

Da flusso di lavoro conosciuto a nuova implementazione

Inventare un flusso di lavoro e ricostruirne uno già noto comportano impegni diversi. La velocità di ArtCraft va letta anche attraverso questo vantaggio di partenza: trentacinque anni di storia del prodotto di riferimento diventano una mappa per il nuovo progetto. Il risultato è la compressione del percorso verso un insieme ampio di capacità, che lascia poi spazio a correzioni e perfezionamenti continui.

ArtCraft Studio vs Crafting Apps

Sotto lo stesso marchio esiste anche lo studio ArtCraft, dedicato alla creazione di immagini e video con modelli generativi. Qui l’utente può comporre scene in due o tre dimensioni, posizionare personaggi, combinare elementi visivi e usare la scena per guidare la generazione. Le Crafting Apps, al contrario, sono editor autonomi, dedicati a specifiche attività creative.

Gli editor sono gratuiti e lavorano localmente sui file; per lo studio generativo sono disponibili piani a crediti, pacchetti acquistabili una tantum e la possibilità di utilizzare proprie risorse di calcolo o abbonamenti di terze parti. La separazione fra accesso al software e consumo delle funzioni generative è diffusa anche fra altri sviluppatori: Adobe utilizza crediti generativi inclusi nei piani e acquistabili tramite abbonamenti aggiuntivi, mentre Canva prevede un AI Pass per ampliare l’utilizzo degli strumenti AI.

Coding assistito dall’AI: come funziona

Nel coding assistito dall’AI lo sviluppatore usa il modello per scrivere funzioni, ottenere spiegazioni, correggere errori o esplorare soluzioni. Con gli agenti, la delega può comprendere sequenze più estese: leggere un repository, modificare più file, eseguire test e rivedere l’implementazione in base ai risultati. Il codice generato dall’AI può entrare in entrambi i processi; a cambiare sono l’ampiezza del compito affidato e il modo in cui una persona ne verifica l’esito.

PhotoCraft rende visibile questa organizzazione attraverso le regole per agenti e contributori: architettura a livelli, separazione fra motore e interfaccia, documenti sui formati e liste delle differenze rispetto al programma di riferimento. Sono elementi che consentono di distribuire il lavoro mantenendo vincoli comuni. Per un’azienda, adottare il coding AI implica anche definire requisiti verificabili e conservare la capacità di comprendere le modifiche prodotte.

Copertura funzionale vs maturità reale

La velocità di copertura delle funzioni e il successivo lavoro di perfezionamento emergono dalla roadmap di PhotoCraft aggiornata il 10 ottobre 2026, riferita alla versione 0.6.0 e al confronto con Photoshop 2026 (versione 27.11.0). Il progetto distingue circa il 76 % di copertura delle funzioni dal 45 % stimato di prontezza per il lavoro reale, con un intervallo del 40–50 %.

Le valutazioni sono interne, basate su criteri e pesi diversi: la presenza di strumenti e menu misura una dimensione distinta dalla loro profondità, stabilità e usabilità. Per raggiungere la beta, la stima è di 1 100–1 800 ore di lavoro di un agente Opus 5.5; per la piena equivalenza sale a 2 300–4 100 ore. Si tratta di ore trascorse da un singolo agente che lavora in sequenza, calibrate sullo storico delle modifiche integrate, e non di ore di lavoro umano o di un preventivo economico.

Il progetto stima che circa l’80 % del lavoro possa procedere in parallelo, ma anche in questo scenario la distanza dal prodotto completo resta misurata in migliaia di ore di elaborazione e verifica.

Ostacoli attuali alla beta

Tra i problemi che bloccano la beta figurano:

    • Fedeltà dei file PSD rispetto allo standard Adobe.
    • Accettazione dei PSD da parte di Photoshop stesso.
    • Gestione avanzata dei layer – maschere, effetti di fusione e gruppi complessi.
    • Performance nella manipolazione di file RAW di grandi dimensioni.
    • Stabilità dei flussi di lavoro multi‑documento.

Questi punti richiedono test approfonditi, ottimizzazioni a livello di rendering e, spesso, un riallineamento con le specifiche proprietarie di Adobe, un compito non banale senza accesso diretto al codice sorgente originale.

Implicazioni per il futuro dello sviluppo software creativo

ArtCraft dimostra una tendenza emergente: l’AI può fungere da “partner di progettazione” capace di tradurre in codice un’intera suite di prodotti complessi in tempi ridotti. Tuttavia, la mera copertura di funzionalità non è sufficiente; la maturità, la stabilità e l’interoperabilità con gli ecosistemi già esistenti rimangono sfide cruciali.

Le potenziali ricadute includono:

    • Riduzione dei costi di sviluppo per nuove applicazioni creative.
    • Possibilità di creare alternative open‑source a software proprietario consolidato.
    • Accelerazione del time‑to‑market per startup che desiderano entrare in mercati dominati da suite costose.
    • Maggiore pressione su grandi aziende come Adobe a innovare più rapidamente per difendere il proprio vantaggio competitivo.

Allo stesso tempo, la dipendenza da modelli AI avanzati solleva questioni di affidabilità, proprietà intellettuale del codice generato e necessità di sistemi di verifica umana robusti.

Conclusioni

In meno di una settimana, un singolo sviluppatore esperto, assistito da Claude Opus 5.5, ha messo a disposizione sette applicazioni che coprono gran parte delle funzionalità di Photoshop, Illustrator, Premiere e altri prodotti Adobe. La velocità di sviluppo è impressionante: ciò che ha richiesto decenni di evoluzione nei prodotti Adobe è stato compressa in una mappa di funzioni che ora è in fase di beta.

Il percorso resta lungi dall’essere concluso: la fedeltà dei file, la stabilità operativa e l’integrazione con ecosistemi esistenti richiedono ancora migliaia di ore di lavoro. Tuttavia, ArtCraft evidenzia come l’AI possa ridurre drasticamente la barriera d’ingresso per la creazione di suite creative competitive, aprendo la strada a un nuovo modello di sviluppo software dove l’automazione intelligente si sposa con la revisione umana per produrre prodotti di qualità professionale.