Godot, game engine open source molto utilizzato per lo sviluppo di videogiochi, ha annunciato una decisione destinata a fare rumore nell’ambiente della programmazione open source: nessun codice generato interamente da intelligenze artificiali entrerà più nei contributi destinati al progetto. L’annuncio arriva in risposta a una crescente ondata di proposte di codice prodotte da modelli come ChatGPT, Claude e altri, da parte di sviluppatori che non riuscivano a comprendere l’implementazione che stavano presentando.

Un fenomeno di crescita incontrollata

I manutentori di Godot sono sempre più preoccupati per un fenomeno che hanno battezzato “AI slop” (schiocco di AI). Si tratta di una quantità crescente di codice prodotto automaticamente, che invece di accelerare il lavoro dei revisori sembra esigere un tempo extra per la verifica, spesso superiore ai benefici in termini di velocità. Il problema, come spiega Rémi Verschelde, project manager del progetto, è che ogni pull request inviata con codice realizzato interamente con l’AI richiama dubbi sul reale livello di comprensione, testing e autenticità del codice da parte dei contribuenti.

Secondo la nuova policy, il team di Godot chiede esplicitamente che ogni contribuzione di codice rispetti una precisa regola: deve essere scritto da esseri umani, non prodotto per intero da un algoritmo. L’utilizzo dell’AI sarà consentito solo come strumento di supporto, ad esempio per l’autocompletamento, le semplici modifiche di testo o le operazioni ripetitive, purché venga dichiarato nella discussione relativa alla richiesta di modifica.

L’importanza della responsabilità

La decisione di Godot non riguarda solo la qualità del codice ma anche la questione dell’autenticità e della responsabilità. Un progetto open source, infatti, vive della collaborazione e del senso di responsabilità dei contribuenti. Secondo i manutentori, chi partecipa deve poter spiegare, difendere e correggere il proprio lavoro. Questa responsabilità, per definizione umana, non può essere demandata a un modello linguistico.

Anche Adriaan de Jongh, sviluppatore indipendente e fondatore dello studio Hidden Folks, che già aveva espresso forti critiche su questo tipo di prassi, ha sostenuto che molte modifiche generate automaticamente da modelli linguistici sono verbose, inutili e difficili da verificare. Per lui, la situazione genera una “total shitshow”, un caos generale che minaccia la sostenibilità tecnica e umana del progetto.

Un dibattito che coinvolge l’intero open source

La scelta di Godot non è solo un'azione isolata ma rappresenta una posizione dentro a un dibattito molto più ampio che coinvolge il settore dell’open source. Molti progetti non vedono d'oltre il fenomeno e si stanno muovendo in modi diversi: mentre il kernel Linux ha adottato un approccio pragmatico, ammettendo codice assistito dall’AI a patto che venga dichiarato e che gli sviluppatori ne siano responsabili legalmente e tecnicamente, altri progetti stanno optando per regole sempre più restrittive.

In parallelo, la comunità accademica sta avvertendo di un rischio latente. Studi recenti rivelano che gli algoritmi di AI, pur assistendo nello sviluppo, non solo richiedono comunque intervento umano per la manutenzione nel lungo termine, ma possono anche produrre implementazioni di bassa qualità o progettuali errate.

Una decisione destinata a diventare un modello?

Mentre il dibattito sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito open source si fa sempre più acceso, la decisione di Godot potrebbe rappresentare una svolta. Essa chiarisce che, pur accettando il ruolo crescente dell’AI come strumento utile, essa non può sostituire interamente il lavoro del programmatore umano. Si delinea un nuovo scenario in cui non si discute più se usare o meno l’AI, ma piuttosto su quali regole adottare per garantire qualità, trasparenza e rispetto per il lavoro volontario.

Come ha chiarito Rémi Verschelde, il problema non è il modello tecnologico in sé, ma il modo in cui viene utilizzato. L’AI, quando supporta e non sostituisce, può apportare valore. Quando invece diventa il motore principale e l’utente ne risulta solo lo strumento passivo, il risultato è un codice fragile, male implementato e difficile da gestire. Godot cerca di fare chiarezza su questo punto, sperando che la sua decisione possa essere un modello per molti altri progetti open source chiamati a bilanciare innovazione tecnologica e sostenibilità umana.