Secondo un'indagine di WIRED, tre dei cinque maggiori editori statunitensi - HarperCollins, Simon & Schuster e Hachette - stanno utilizzando chatbot come ChatGPT e Claude per creare testi promozionali, email, contenuti marketing e persino illustrazioni di copertina, senza informare né il pubblico né gli autori coinvolti.

Questo uso diffuso di intelligenza artificiale contrasta fortemente con la posizione pubblica dell'industria editoriale, che si è posta come una delle oppositrici più feroci dell'IA generativa, arrivando a citare in giudizio per violazione del copyright e a cancellare libri sospettati di essere stati scritti con l'aiuto di modelli linguistici.

L'uso interno dell'IA negli editori

HarperCollins ha acquistato licenze per Claude da Anthropic, ma secondo un dipendente attualmente in servizio, l'azienda ha avuto difficoltà a trovare applicazioni concrete per questo strumento. L'editore ha designato decine di collaboratori come "AI Champions" per esplorare nuove applicazioni durante sessioni mensili di brainstorming. Inoltre, l'azienda paga anche per ChatGPT e Jasper, una piattaforma che promette di gestire interi processi marketing.

Simon & Schuster ha organizzato workshop con rappresentanti di OpenAI per insegnare ai dipendenti come utilizzare ChatGPT per scrivere email agli agenti letterari. Gli agenti hanno iniziato a notare pattern sospetti nelle lettere di rifiuto, identificando frasi fatte e strutture tipiche dei testi generati da IA.

Preoccupazioni per la privacy e l'etica

Le principali preoccupazioni degli agenti letterari riguardano cosa viene condiviso con i chatbot. Alcuni hanno aggiunto clausole ai loro contratti che vietano l'inserimento di testi di autori in grandi modelli linguistici, poiché un manoscritto inserito in un chatbot pubblico lascia i sistemi dell'editore per finire sui server di un'azienda di IA.

La traduzione rappresenta il prossimo punto di tensione, con implicazioni che vanno ben oltre gli Stati Uniti. Brian Murray, CEO di HarperCollins, ha dichiarato che l'IA potrebbe aiutare l'azienda a pubblicare più libri tradotti e audiolibri. Alcuni editori hanno riferito a WIRED di aver visto manoscritti tradotti da IA, segnalati come tali, presentati alle fiere del libro di Francoforte e Londra.

Le dichiarazioni ufficiali degli editori

Hachette ha dichiarato di sostenere l'uso dell'IA a fini operativi, ma non per scopi creativi, specialmente nelle comunicazioni con autori e partner. Simon & Schuster ha indicato che i dipendenti possono utilizzare un numero limitato di strumenti professionali approvati, ma non sono obbligati a farlo.

L'indagine di WIRED si basa principalmente su testimonianze anonime. I sospetti sulle lettere di rifiuto si basano su indizi stilistici, non su prove concrete, e i software di rilevamento dell'IA sono tutt'altro che affidabili. Tuttavia, un punto è chiaro: nessuno dei tre editori ha informato lettori o autori su quali copertine, descrizioni o proposte commerciali siano state create con l'aiuto dell'IA.

Le tensioni interne

Molti dipendenti descrivono questa evoluzione come frutto di stanchezza piuttosto che di entusiasmo. I licenziamenti hanno ridotto alcune squadre a cinque o sei persone responsabili di due o tre volte più titoli. La direzione propone costantemente i chatbot come soluzione.

Le tensioni sono emerse pubblicamente questo mese. I dipendenti di Simon & Schuster hanno circolato una lettera aperta al CEO Greg Greeley, ex dirigente di Amazon, per opporsi a un test di Skan AI, uno strumento di tracciamento e automatizzazione associato a KKR, la società di investimento che ha acquisito l'editore nel 2023. Il 6 ottobre, Greeley ha dichiarato ai dipendenti che l'azienda aveva studiato il prodotto, ma non aveva preso decisioni sul suo utilizzo.

La richiesta di trasparenza

Agenti e editori chiedono regole chiare sull'uso di questi strumenti e nelle circostanze in cui vengono utilizzati. In HarperCollins, secondo un dipendente, non sono state date istruzioni su cosa dire agli autori. Si ritiene che la direzione sappia che una risposta onesta provocherebbe un grande scalpore.

Mentre l'industria editoriale continua a navigare in queste acque inesplorate, la domanda di trasparenza e linee guida chiare diventa sempre più urgente, sia per proteggere gli autori che per mantenere la fiducia dei lettori.