Lancio ufficiale di un importante aggiornamento AI di Siri da Apple, dopo anni di attesa, con innovazioni che interessano smartphone, laptop ma anche dispositivi di realtà mista come il Vision Pro. Tuttavia, nonostante gli sforzi tecnologici in campo, l'autore esprime dubbi in merito all'utilità reale e alla sua personal utilizzazione quotidiana.

Un aggiornamento che promette tanto

Apple ha annunciato nuove funzionalità AI di Siri nel corso del WWDC, una conferenza in cui ha mostrato un cambiamento significativo verso un assistente sempre acceso e sempre attivo. Questo assistente potrebbe gestire una miriade di app attive contemporaneamente sul telefono.

Sempre con l'immaginazione in ballo, l'autore si immagina in un mondo in cui Siri funzioni come Emily della serie televisiva “The Devil Wears Prada”: una seconda mente in grado di anticipare le sue esigenze e di aiutarlo a gestire l’overload causato da applicazioni e chat che vanno a migliaia.

Le nuove funzioni di Siri

Le nuove funzioni di Siri includono una ricerca contestuale che consente a Siri di trovare informazioni specifiche, come quando un padre chiede di un dolce che suo figlio ha menzionato in un messaggio. Al momento le capacità non sono esaurienti, ma il loro potenziale sta nell’integrazione con le app native di Apple come iMessage, Note, Calendario, Posta ed Foto.

Un esempio pratico visto durante la conferenza mostra un utente che chiede a Siri di ricordargli un pasticcio rivelatosi in un vecchio messaggio, dimostrando una funzionalità di ricerca intelligente.

La sicurezza e la riservatezza

Ogni tecnologia che si basa sull'elaborazione del contesto personale genera preoccupazioni per i dati e la privacy. App come Poppy e Poke provano a fornire un’esperienza simile, ma con una richiesta elevata in termini di dati personali. Apple tenta di alleviare queste preoccupazioni con la tecnologia di elaborazione in cloud privato.

Secondo Apple, queste caratteristiche di intelligenza artificiale vengono processate in locale sui dispositivi, rendendo la tecnologia più sicura. Per compiti più complessi, Apple ha sviluppato il sistema di eldaborazione in cloud privato (PCC) come un'alternativa a un'elaborazione basata su cloud esposta a rischi.

Privacy vs AI

Ai giorni d’oggi, l'autore è consapevole che delegare attività di gestione della vita al computer ha dei limiti. Condivide con Calvin Kasulke, autore di un romanzo ambientato su Slack, il dilemma etico e pratico di affidarsi a un robot per compiti essenziali.

La conversazione con Calvin spinge l'autore a riconsiderare i vantaggi del delegare compiti di routine a Siri. Kasulke mette in guardia sull’importanza di coltivare le proprie competenze e sulla conseguente atrofia mentale che potrebbe derivare da una eccessiva fiducia in strumenti digitali.

I limiti del desiderio

Sebbene l’idea di un assistente come Emily da “The Devil Wears Prada” abbia il suo fascino, l’autore esprime preoccupazione per il rischio psicologico: diventare una persona che non riesce a funzionare senza l’appoggio di Siri.

Tutti sanno che esistono pubblicità che fanno uso di frasi come “Che cosa succederebbe se potessi chiedere al computer di comprare un regalo per tuo figlio?” Tuttavia, l'autore rifiuta questa idea, considerandola una dimostrazione di mancanza di autenticità.

I rischi di AI e la scelta dell'utente

Apple fornisce all’utente la possibilità di disattivare l’AI, a differenza di Google che ha lanciato una proposta controversa per la riforma della ricerca. Questo approccio lascia all’utente la libertà di decidere se adottare l’innovazione o meno.

Scegliere di non usare l'AI di Apple non è un'opzione semplice, ma è sicuramente disponibile, riconoscendo così il desiderio dell’utente di mantenere un equilibrio personale tra autonomia e tecnologia.

Il peso dell’esperienza umana

Nel rifiutare l’idea che Siri debba svolgere troppe funzioni della vita quotidiana, l'autore cerca un bilancio personale tra autonomia e AI. La convinzione che alcune operazioni quotidiane richiedano un intervento diretto e attivo rimane forte.

Ogni volta che un’app o una funzione cerca di assumere un compito fondamentale del nostro rapporto con il mondo – come ricordare chi ami o cosa ti piace – l’esperienza emotiva e umana sembra andare in secondo piano.

L’ultima domanda è dunque: “E se diventassi una persona che non può funzionare senza un amico robot? Vorrei davvero diventare quella persona?”