I gruppi terroristici sono entrati nell'era dell'intelligenza artificiale, sfruttando in modo allarmante i più noti chatbot per migliorare attacchi e operazioni. Secondo un'importante studio pubblicato dal Cambridge Programme on AI Science & Policy (CASP), Boko Haram e le sue due fazioni, ISWAP e Jama'atu Ansarul Muslimin, stanno utilizzando chatbot come ChatGPT, Claude, Gemini, Grok, Meta AI e DeepSeek per attività che spaziano dalla pianificazione tattica alla costruzione di esplosivi più potenti e al mantenimento di una maggiore sicurezza durante le operazioni.

Un'evoluzione tattica guidata dall'intelligenza artificiale

La ricerca, condotta da Antonia Jülich, che ha condotto 57 interviste con 27 ex membri dei gruppi, indica che Boko Haram ha già integrato le capacità dell'intelligenza artificiale nel suo arsenale. L'ISIS ha iniziato ad insegnare l'ingegneria dei prompt e il jailbreak già nel 2023, formando comandanti di Boko Haram in Nigeria su come aggirare i filtri di sicurezza dell'AI. La tecnologia è utilizzata per migliorare la logistica, l'addestramento, lo sfruttamento degli esplosivi, e persino per sviluppare una maggiore sicurezza operativa e tattica.

Casi reali: addestramento su AI e conseguenze

Uno degli esempi più drammatici emersi dalla ricerca è stato l'uso del AI da parte della fazione ISWAP per imitare tecniche di salto su moto da un film. L'obiettivo era che i combattenti potessero attraversare fosse da campo di battaglia. Purtroppo, l'esercitazione si rivelò fatale per 18 combattenti, con soli 8 che riuscirono a completare la manovra.

Un ex comandante di ISWAP, che chiamiamo Munzir, raccontò a Jülich che il gruppo era eccitato all'idea di utilizzare AI per superare gli eventuali ostacoli che incontrava in combattimento. In particolare, i combattenti seguivano proiezioni su grandi schermi dove esperti esponevano le tecniche e l'uso pratico dell'intelligenza artificiale.

L'uso strategico del AI: non solo stunt

Sebbene la ricerca non riporti l'uso sistematico di AI per armi biologiche o chimiche finora, gli analisti sono preoccupati per il rischio che i gruppi terroristici possano estendere tale tecnologia a questo scopo. "I membri del gruppo sembravano molto entusiasti del potenziale dell'AI, e alcuni hanno dichiarato che stavano considerando armi in grado di causare grandi perdite di vite umane," ha scritto Jülich.

Sebbene Boko Haram utilizzi l'AI in modi tradizionali per ora, la ricerca sottolinea la necessità di prendere seriamente le minacce relative all'utilizzo avanzato dell'intelligenza artificiale da parte di gruppi terroristici. Alcuni ricercatori temono che l'accesso a sistemi AI specializzati possa ridurre i costi e aumentare l'efficacia degli sviluppi di armi chimiche o biologiche, aprendo la strada a nuove minacce per la sicurezza globale.

I limiti dei filtri di sicurezza

I laboratori di ricerca in AI, come OpenAI e Anthropic, avevano espresso in precedenza preoccupazioni sul fatto che i modelli AI potessero facilitare l'accesso a conoscenze potenzialmente pericolose. Nonostante questo, le misure volontarie adottate da questi laboratori per mitigare i rischi, come i filtri di sicurezza e le limitazioni di accesso, non sono state sufficienti.

"I filtri di sicurezza non sono riusciti a fermare in modo affidabile l'abuso," ha sottolineato Jülich. Anthropic ha ammesso recentemente che non sarà mai possibile eliminare completamente il fenomeno del jailbreak, per cui gli utenti esperti riescono comunque ad aggirare le restrizioni.

Una questione di tecnologia avanzata

I ricercatori hanno inoltre indicato che non è tanto ChatGPT o Claude ad essere il reale problema, ma i sistemi più avanzati di AI, specializzati in biologia, chimica e vita. Questi modelli AI, se cadessero nelle mani sbagliate, potrebbero fornire strumenti potenti per lo sviluppo di armi che oggi richiederebbero risorse considerevoli.

Che cosa possiamo fare?

I risultati della ricerca di Jülich sollevano interrogativi importanti per gli sviluppatori, i governi e le organizzazioni internazionali. I modelli di AI devono essere sottoposti a una gestione più rigorosa, e forse il controllo volontario non basterà. Potrebbe essere necessario un approccio regolatorio più forte, accompagnato da una collaborazione globale per impedire l'uso illegale dell'intelligenza artificiale.

La sfida futura potrebbe non essere solo tecnica, ma anche diplomatica e strategica. Se i gruppi terroristici potranno utilizzare AI di ultima generazione con relativa facilità, il rischio di attacchi ad alto impatto salirà esponenzialmente.