Montmartre fuori dal Tour: una decisione sorprendente

Due anni di Montmartre nel Tour de Francia sembrano essere stati più che sufficienti per gli organizzatori, che hanno deciso di tornare sui propri passi e di eliminare una delle novità più amate dal pubblico. La tappa, introdotta dopo il grande successo delle Olimpiadi di Parigi, dove Remco Evenepoel aveva conquistato l’oro sotto la Torre Eiffel, era diventata rapidamente un simbolo della corsa finale.

Il percorso parigino, inserito sia nella penultima che nell’ultima tappa delle due edizioni più recenti, ha regalato momenti indimenticabili. Basta ricordare gli arrivi dei due vincitori sui Champs‑Élysées, Wout van Aert e Mathieu van der Poel, che hanno concluso la gara attraversando il famoso quartiere di Montmartre.

Il valore simbolico della salita

Van Aert e Van der Poel, due dei protagonisti più importanti delle classiche, hanno arricchito il loro breve ma simbolico palmarès con una vittoria a Montmartre. In particolare, Van Aert è riuscito a imporsi nella capitale non solo superando il celebre repecho, ma anche dominando lo sprint tradizionale che si è ripetuto quest’anno.

Questa tappa ha rappresentato una sorta di critérium urbano: solo un ristretto gruppo di corridori lottava per la vittoria, mentre il resto del peloton attraversava la salita con tempi congelati, senza rischi per il leader o per il podio. Il risultato è stato uno spettacolo visivo unico, capace di dare al pubblico un’alternativa fresca rispetto alle tradizionali montagne.

Le motivazioni dell’eliminazione

Non è chiaro chi abbia avviato l’idea di rimuovere la salita, ma è facile supporre che i corridori stessi abbiano esercitato pressione. Dopo tre settimane di gara, arrivare al traguardo esausti e dover affrontare un ulteriore sforzo fisico rischia di aumentare gli infortuni e le cadute, elementi che il peloton vuole evitare.

Inoltre, la tappa era diventata una sorta di “corsa di prova” dove pochi potevano davvero competere, lasciando il resto del gruppo in una posizione di stallo. Questo ha suscitato critiche sul fatto che la tradizione fosse sacrificata in nome della modernità, con riduzioni di cronometro a squadre, eliminazione di tappe maratona e cambiamenti nei percorsi di montagna.

Innovazione o regressione?

Il Tour ha sempre cercato di innovare, ma spesso le novità vengono introdotte solo quando convengono agli organizzatori o risultano difficili da comprendere per gli spettatori. Montmartre, al contrario, aggiungeva una dimensione speciale a una giornata altrimenti monotona e serviva da richiamo fotografico per i media.

Ora che la salita è stata rimossa, molti temono che la “trama finale” del Tour perda parte del suo fascino. La capacità della marca Tour de Francia di assorbire ogni cambiamento è indiscussa, ma questa retrocessione potrebbe indebolire l’attrattiva della tappa conclusiva.

Reazioni dei protagonisti

    • Corridori: molti hanno espresso preoccupazione per il carico di lavoro aggiuntivo nell’ultima giornata, temendo incidenti e guasti meccanici.
    • Fan: il pubblico ha manifestato delusione sui social, lamentando la perdita di uno dei momenti più suggestivi delle ultime edizioni.
    • Organizzatori: hanno difeso la scelta, sostenendo che la sicurezza dei corridori è prioritaria e che la tappa rimane comunque spettacolare grazie al percorso urbano.

In conclusione, la rimozione di Montmartre dal Tour 2027 rappresenta una scelta controversa che mette in discussione l’equilibrio tra tradizione e innovazione. Resta da vedere se questa decisione influenzerà la percezione del pubblico e la dinamica delle future edizioni del Giro più prestigioso del ciclismo mondiale.