Il 1° settembre ho pubblicato una colonna in cui ripercorrevo la storia degli assistenti personali basati sull’intelligenza artificiale, chiedendomi se, grazie alla diffusione dei grandi modelli linguistici (LLM), fosse arrivato il momento di vedere questi strumenti prendere davvero il volo.

All’epoca, progetti come Instinct e Town avevano suscitato un certo entusiasmo, ma l’entusiasmo iniziale – alimentato dal lancio di OpenClaw – era rapidamente svanito. Sul panorama dei venture capitalist su Twitter, però, i grandi player erano già in vista, pronti a trasformare l’interesse in azione concreta.

Una guerra che si accende in pochi settimane

Sei settimane dopo, la situazione è mutata radicalmente: quello che era solo un dibattito è diventato una vera e propria guerra nel settore degli assistenti IA. Durante la registrazione del Big Technology Podcast con Alex Kantrowitz, il mio computer ha quasi subito un surriscaldamento, dovuto al carico di diversi agenti IA attivi contemporaneamente.

Nel corso della conversazione abbiamo indagato sui motivi per cui, fino a poco tempo fa, questi servizi non avevano mai conquistato il grande pubblico, nonostante la celebrazione del 40° anniversario del famoso video “Knowledge Navigator” di Apple.

Il cambiamento di paradigma

Il punto cruciale, secondo me, è la natura proattiva dei nuovi assistenti. In passato, gli utenti si trovavano di fronte a una “pagina bianca” e dovevano “bollire l’oceano” di idee per trovare valore. Ora, grazie alla capacità di agire in anticipo e di sfruttare i paradigmi di messaggistica consolidati – potenziati da ChatGPT – gli utenti sono più propensi a provare questi prodotti.

Per mantenere gli utenti, però, è necessaria un’utilità costante. Il risparmio economico è una delle leve più efficaci: se un assistente riesce a ridurre le spese, può minacciare settori tradizionali come le banche o i modelli di abbonamento, ma allo stesso tempo guadagnare un’adozione di massa.

Muse di Meta: il favorito per scala e integrazione

Se questi servizi dovessero decollare, il fattore temporale sarà decisivo. Muse, l’assistente di Meta, gode di un vantaggio competitivo enorme grazie alla capacità di integrarsi con i prodotti multibillionari dell’ecosistema Meta. Un mese dopo il lancio, Muse era ancora l’app più scaricata nell’App Store, mentre Sora, sostenuto da OpenAI, è rimasto al top solo per pochi giorni.

Il successo di Muse dipende anche dalla capacità di Meta di convincere gli utenti a superare le preoccupazioni sulla privacy, tema su cui il prodotto ha posto un forte accento fin dal principio. Inoltre, il timing è favorevole: se i film attuali dipingono i grandi player tecnologici come antagonisti, questo potrebbe non avvelenare la percezione del pubblico, anzi, generare curiosità.

Le evoluzioni future di Muse

È sorprendente che Muse abbia raggiunto ottime performance senza un modello di frontiera dedicato; questo suggerisce che, con l’introduzione di “Watermelon” – ora operativo sotto il nome “Wonder” – il prodotto potrà migliorare rapidamente.

Alex Kantrowitz ha mostrato una preferenza per Dots, un altro assistente ben realizzato, ma ha espresso preoccupazioni sulla focalizzazione di OpenAI e sulla confusione del suo messaggio. La distribuzione di Dots è facilitata dall’essere integrato direttamente in ChatGPT, ma non può competere con il vantaggio di Siri AI, che è pre‑installata su quasi tutti i dispositivi Apple.

Apple, Microsoft, Anthropic e gli altri contendenti

Siri AI, sebbene più avanzata della classica Siri, rimane dietro a Muse, Dots e altri concorrenti. Questo ha alimentato speculazioni su un possibile acquisto di Instinct da parte di Apple, per rinvigorire la sua offerta di assistenti.

Microsoft ha lanciato il suo “super app” con il nome azzeccato di Copilot, posizionandosi come passeggero nella cabina di comando. La domanda è se la sua forte presenza nel settore enterprise possa tradursi in successo consumer, o se il modello “Bring Your Own AI” diventerà la norma negli ambienti di lavoro.

Anthropic, finora più concentrata sul mercato B2B, ha introdotto Claude Code e Claude Cowork, ma non è chiaro se intenda evolvere verso un assistente personale o continuare a ignorare il mercato consumer.

Amazon, dal canto suo, sta bloccando gli agenti di altre aziende, ma resta incerta la direzione della sua strategia: si sta dirigendo verso una guerra di territorio o verso un’integrazione più profonda dei propri servizi di e‑commerce?

Google: l’attore mancante?

Google, per molti, avrebbe dovuto essere il pioniere di un assistente tipo Muse. Le voci intorno al mio post originale suggeriscono che Google abbia sviluppato “Gemini Spark”, ma la versione beta non è riuscita a imporsi. La confusione interna e gli annunci di vaporware durante la conferenza Google I/O – tra cui Gemini 3.5 Pro – hanno indebolito la percezione del pubblico.

Con il lancio di Gemini 4, tuttavia, Google potrebbe finalmente riallinearsi e tornare a sfidare gli altri giganti. Se riuscirà a superare la disorganizzazione interna e a offrire un prodotto stabile, la guerra degli assistenti IA potrebbe vedere un nuovo capitolo.

In sintesi, il panorama attuale è caratterizzato da una corsa frenetica tra Meta, Apple, Microsoft, OpenAI, Anthropic, Amazon e Google. La chiave per il successo sarà la capacità di fornire utilità costante, integrazione fluida e rassicurazioni sulla privacy, mentre il mercato attende di vedere quale di questi attori riuscirà a trasformare l’entusiasmo iniziale in una adozione di massa.