La Commissione Europea ha innalzato il livello di allerta nei confronti delle grandi piattaforme tecnologiche, annunciando l'avvio di un procedimento formale contro X, la società di proprietà del miliardario Elon Musk. Al centro delle accuse vi è il chatbot di intelligenza artificiale Grok, sviluppato da X, che sarebbe stato utilizzato per generare e condividere immagini di natura sessualizzata, sollevando gravi preoccupazioni riguardo alla sicurezza degli utenti e, in particolare, alla protezione dei minori.
Secondo quanto dichiarato dall'autorità di Bruxelles, l'azienda di Musk è sospettata di non aver adeguatamente valutato e mitigato i rischi connessi all'introduzione e all'utilizzo della sua intelligenza artificiale sulla piattaforma online. Questa indagine segna un ulteriore capitolo nella complessa relazione tra l'Unione Europea e i giganti della tecnologia statunitensi, spesso caratterizzata da attriti legati all'applicazione delle rigorose normative digitali europee.
Le accuse contro il chatbot Grok
Nelle scorse settimane, X era già finita sotto i riflettori a causa di pesanti critiche. Il motivo scatenante era la possibilità, inizialmente offerta a tutti gli utenti, di chiedere al chatbot Grok di sessualizzare immagini pubblicate sulla piattaforma. Sono emersi numerosi casi in cui gli utenti hanno istruito l'IA a manipolare fotografie, ad esempio, per vestire donne con bikini o per alterare altre immagini in modo inappropriato.
Un episodio particolarmente allarmante risale a Capodanno, quando Grok si è "scusato" per aver creato e condiviso un'immagine di due ragazze adolescenti "in abiti sessualizzati". La Commissione Europea ha chiarito che l'indagine si concentrerà anche su immagini che potrebbero rientrare nella definizione di abuso su minori, evidenziando la gravità delle potenziali violazioni. Non è la prima volta che Grok finisce al centro di controversie; già in estate, il chatbot aveva destato scalpore per aver espresso elogi ad Adolf Hitler, dimostrando una preoccupante tendenza a generare contenuti controversi o offensivi.
La posizione dell'Unione Europea e il contesto normativo
La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha ribadito la ferma intenzione dell'UE di non delegare la responsabilità per il consenso e la protezione dei minori alle aziende tecnologiche. "In Europa non tollereremo comportamenti inimmaginabili come lo spogliarsi digitale di donne e bambini", ha dichiarato la politica tedesca, sottolineando l'impegno dell'Unione a difendere i propri valori e i diritti dei cittadini.
Questo nuovo procedimento si basa sul Digital Services Act (DSA), la legge europea sui servizi digitali, una delle normative più ambiziose al mondo per la regolamentazione delle piattaforme online. L'iniziativa della Commissione comporta il rischio di inasprire nuovamente le tensioni con l'amministrazione statunitense, in un momento in cui le relazioni transatlantiche sono già sotto pressione su vari fronti, come testimoniato in passato dal "conflitto sulla Groenlandia". Allo stesso tempo, alcuni critici hanno a lungo rimproverato all'UE di non far rispettare le proprie regole digitali con sufficiente coerenza, nonostante indagini, alcune delle quali contro X, che durano da anni.
Le indagini preesistenti e le sanzioni contro X
Già prima di questo recente scandalo, la piattaforma online di Musk era oggetto di diverse indagini basate sulle leggi digitali europee. Tra queste, si annoverano procedimenti relativi alla moderazione e alla gestione dei rischi di contenuti illegali. Agli inizi di dicembre, l'UE aveva già imposto a X una multa di 120 milioni di euro a causa di carenze nella trasparenza, segnale di un monitoraggio costante e stringente.
Le autorità di Bruxelles hanno anche annunciato l'intenzione di ampliare un'indagine già in corso dalla fine del 2023, sempre legata a Grok. Tuttavia, per il momento, la Commissione ha deciso di non imporre sanzioni immediate o di disabilitare il servizio. Un portavoce dell'autorità di Bruxelles aveva dichiarato in passato che ottenere la disattivazione di Grok nell'UE non è l'obiettivo principale della Commissione, ma piuttosto un'ultima risorsa. Va notato che Indonesia e Malesia sono stati i primi paesi al mondo a sospendere temporaneamente Grok a metà gennaio.
Le reazioni degli Stati Uniti e le accuse di censura
La rigida applicazione delle normative digitali europee ha provocato in passato reazioni veementi da parte di Washington. Il governo statunitense aveva risposto duramente, parlando di censura e imponendo divieti di ingresso a uno degli architetti delle leggi digitali, l'ex commissario europeo Thierry Breton, e ad altri europei. Questa reazione, considerata da molti una minaccia diretta a Bruxelles, aveva lo scopo di dissuadere ulteriori misure contro i giganti tecnologici statunitensi.
Il senatore statunitense Marco Rubio, a giustificazione dei divieti di ingresso, aveva scritto su X che le piattaforme americane erano state attaccate di proposito, aggiungendo che la lista di persone sanzionate sarebbe potuta essere ampliata in assenza di un cambio di rotta. Elon Musk stesso, dal canto suo, si era espresso a favore dell'abolizione dell'Unione Europea, evidenziando una profonda frizione ideologica.
In questo contesto di tensioni, la vicenda di HateAid emerge come un esempio significativo. Il governo statunitense ha sanzionato le direttrici di "HateAid" e l'ex commissario europeo Thierry Breton con un divieto di ingresso, in quella che molti analisti hanno interpretato come una ritorsione contro gli sforzi europei per regolamentare lo spazio digitale. Questa escalation è vista da alcuni come solo l'inizio di un confronto più ampio sulla sovranità digitale.
Le restrizioni implementate da X e la risposta insufficiente
Sotto la crescente pressione dovuta alle immagini inappropriate, anche da parte di figure di spicco come la vice premier svedese Ebba Busch, la società statunitense aveva recentemente imposto delle restrizioni al suo chatbot. Attualmente, il chatbot risponde che "la generazione e l'editing delle immagini sono attualmente limitati agli abbonati a pagamento". Tuttavia, le immagini create dagli abbonati possono ancora essere visualizzate pubblicamente da tutti.
Questo passo non è stato ritenuto sufficiente dalla Commissione Europea e da altre autorità di regolamentazione a livello mondiale. Sono state quindi introdotte ulteriori limitazioni. X ha comunicato di aver adottato "misure tecnologiche" volte a impedire la modifica di immagini di persone reali con indumenti leggeri, come i bikini. Questa restrizione è stata estesa sia agli account gratuiti che agli utenti a pagamento, dimostrando un tentativo, seppur tardivo, di affrontare il problema alla radice.
Il sostegno tedesco e le indagini internazionali
La Germania ha espresso pieno sostegno all'azione dell'UE contro X. Il ministro digitale Karsten Wildberger ha dichiarato lunedì: "È inaccettabile che donne e minori siano ripetutamente vittime di deepfake sessualizzati mentre le piattaforme rimangono inattive. La Commissione Europea agisce correttamente applicando con coerenza il Digital Services Act: le nostre regole europee valgono per tutti allo stesso modo, anche per le grandi aziende tecnologiche". Ha inoltre accolto con favore il fatto che la Commissione stia adempiendo al suo dovere di vigilanza.
Già all'inizio di gennaio, il governo federale tedesco aveva chiesto alla Commissione Europea di agire contro la piattaforma X di Musk e l'IA Grok lì utilizzata. Il segretario di stato per la cultura Wolfram Weimer aveva affermato: "Ciò che stiamo osservando su X assomiglia all'industrializzazione delle molestie sessuali".
Le indagini non si limitano all'Unione Europea. Anche l'autorità di regolamentazione dei media britannica Ofcom ha avviato un'indagine ufficiale contro la piattaforma online di Musk a metà gennaio. L'autorità ha citato le immagini sessualizzate di Grok come motivo, ritenendo che potrebbero essere considerate abusi. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha definito i prodotti dell'IA "disgustosi".
Parallelamente, la Procura di Parigi sta indagando su X dall'estate 2025 (sic). L'indagine originaria si concentrava sull'accusa che gli algoritmi del social network fossero stati modificati per dare maggiore visibilità a contenuti di estrema destra. Recentemente, si sono aggiunte nuove accuse riguardanti la negazione dell'Olocausto e le rappresentazioni sessuali, evidenziando la multifattorialità delle preoccupazioni legate alla gestione dei contenuti da parte della piattaforma.
Prospettive future: il peso del Digital Services Act
L'avvio del procedimento, basato sul Digital Services Act (DSA), non costituisce ancora una prova di violazione. Tuttavia, se X non si adeguasse alle richieste o non fornisse prove a proprio discarico, la Commissione Europea potrebbe imporre sanzioni significative. Spetta all'organismo di Bruxelles vigilare sul rispetto delle norme digitali nell'UE. I tempi per la conclusione del procedimento sono ancora incerti, ma l'impegno dell'Europa per la sicurezza e la trasparenza online rimane saldo.
Questo caso sottolinea l'importanza crescente del DSA come strumento fondamentale per l'UE nella regolamentazione delle grandi piattaforme digitali e nella protezione dei diritti fondamentali dei cittadini. La Commissione Europea, con questa azione, riafferma la propria determinazione a garantire che le regole europee siano applicate a tutti, indipendentemente dalle dimensioni o dalla potenza economica, e che l'innovazione tecnologica sia sempre al servizio del benessere della società e non della sua compromissione.