All’inizio di gennaio 2024, i dipendenti della sede di Macmillan Publishers a Lower Manhattan hanno trovato sui muri dei flyer che annunciavano l’arrivo di un nuovo “membro del team” chiamato “NOA”. La mensa era decorata con palloncini viola, striscioni luminosi con il nome dell’assistente e una tavola di ciambelle con scritto “NOA IS HERE”.
Che cos’era NOA e come è stata presentata
NOA era un acronimo per “No Ordinary Assistant”, una definizione che molti assistenti umani di Macmillan hanno denunciato come offensiva. L’annuncio via e‑mail descriveva NOA come un chatbot AI sviluppato dalla società tedesca Chaptr, sostenuta da Holtzbrinck, la casa madre di Macmillan.
L’e‑mail assicurava che NOA offriva “un ambiente sicuro dove è possibile inserire informazioni proprietarie senza il rischio di condividerle con terze parti”. In pratica, l’azienda voleva pubblicizzare un tool aziendale a “circuito chiuso”, che non avrebbe conservato né condiviso i dati per l’addestramento di modelli.
Formazione e limitazioni tecniche
Durante le sessioni di formazione, il personale è stato avvertito che NOA poteva “allucinare” contenuti e che ogni output avrebbe dovuto essere verificato dagli esseri umani. Nonostante ciò, i dipendenti sono stati incoraggiati a usare NOA per:
- Scrivere e‑mail
- Redigere testi
- Condurre ricerche di mercato
- Generare idee creative
È stato anche richiesto di incollare solo una “percentuale” dei manoscritti degli autori all’interno di NOA, per limitare la quantità di dati sensibili.
Gli utenti potevano inoltre scegliere il tono della risposta, con opzioni quali “lighthearted”, “spartan”, “pessimistic”, “sarcastic” e “regretful”.
L’integrazione nelle pratiche quotidiane
Un dipendente ricorda un rappresentante di Chaptr che, durante un training in presenza, aveva rassicurato il personale sul fatto che Chaptr capiva l’importanza del “contenuto” per gli editori. “E io pensavo che noi pubblicassimo letteratura”, ha commentato l’impiegato.
Nel corso del 2024, Macmillan ha spinto i propri collaboratori a usare NOA anche per la stesura degli obiettivi di performance da includere nelle valutazioni annuali. Un’e‑mail recitava: “Abbiamo creato un prompt specializzato per far scrivere a NOA gli obiettivi per te!”.
Critiche interne e risultati**
Molti dipendenti hanno descritto NOA come “terribile” e “inaffidabile”, affermando che “nessuno lo usava”. WIRED ha intervistato diversi impiegati del settore editoriale, alcuni dei quali hanno lasciato il lavoro, e ha mantenuto l’anonimato per proteggere la loro identità.
Il tramonto di NOA e il tentativo di sostituirla
A ottobre 2025, una mail aziendale ha comunicato che Chaptr avrebbe interrotto il servizio NOA. Da quel momento, la dirigenza di Macmillan ha iniziato a sperimentare l’integrazione di Google Gemini nei propri workflow editoriali. Alcuni redattori hanno provato a far valutare a Gemini le lettere di presentazione degli agenti letterari, ma le valutazioni si sono rivelate “inutili”.
La risposta di Macmillan
Kelly Collins, vicepresidente delle comunicazioni e della comunità di Macmillan, ha dichiarato a WIRED che l’azienda utilizza Gemini per “business”, ma non ha ricevuto direttive per impiegarlo nella valutazione delle proposte editoriali. Collins ha inoltre contestato la precisione dei punti sollevati da WIRED, sostenendo che “gli aspetti condivisi non riflettono fedelmente come NOA è stato lanciato e comunicato”, senza fornire ulteriori dettagli.
Collins ha spiegato che Macmillan adotta “un approccio ponderato all’IA, focalizzato sulla consapevolezza dei dipendenti e sull’educazione, mantenendo sempre le persone al centro”.
Il contesto più ampio dei Big Five
Macmillan, spesso considerata la più piccola dei “Big Five” editori statunitensi per volume di copie vendute, include imprint come Farrar, Straus and Giroux (con autori come Sally Rooney, Yiyun Li e Ben Lerner) e Tor Books (con John Scalzi, Martha Wells e Nnedi Okorafor).
Secondo le testimonianze raccolte da WIRED, questo fenomeno non è isolato: anche Hachette, Penguin Random House (PRH) e le divisioni tedesche dei Big Five stanno intenti cause legali contro i principali fornitori di IA per violazione di copyright, mentre allo stesso tempo spingono i propri dipendenti a utilizzare gli stessi strumenti.
Il caso di Penguin Random House
PRH, la più grande dei Big Five, promuove l’uso di ChatGPT Enterprise nei corsi di formazione, nonostante la sua divisione tedesca stia facendo causa a OpenAI per violazione di diritti d’autore. Un deck presentato da Hay House (acquisita da PRH nel 2023) ha elencato ChatGPT come “strumento centrale per produttività, creatività e collaborazione”, con la creatività elencata tra i pilastri di ritorno sull’investimento.
Tuttavia, i dipendenti intervistati da WIRED confidano di evitare ChatGPT il più possibile, sostenendo che “rende più difficile svolgere il proprio lavoro”. Alcuni manager hanno persino richiesto di non utilizzare l’IA per compiti creativi come la stesura di copy pubblicitari o la progettazione di copertine, creando confusione interna.
Posizione ufficiale di PRH
Claire von Schilling, vicepresidente esecutivo di PRH, ha dichiarato che l’azienda “esamina l’IA come ogni nuova tecnologia significativa”, con “principi chiari e salvaguardie” per proteggere i diritti d’autore e mantenere il ruolo centrale della creatività umana. Von Schilling ha aggiunto che le singole unità editoriali hanno autonomia decisionale sull’uso dell’IA nei loro flussi di lavoro.
Reazioni degli autori
Molti autori di bestseller dei Big Five hanno espresso frustrazione per l’uso non dichiarato dell’IA da parte delle case editrici. In totale, gli autori intervistati hanno venduto più di 30 milioni di copie. Uno ha ricevuto materiale di marketing contenente citazioni “allucinanti” generate dall’IA, ma la casa editrice ha negato il coinvolgimento dell’IA, definendo l’autore “gaslit”.
Durante le recenti trattative contrattuali, un altro autore ha riferito di non aver potuto ottenere garanzie da alcun editore del Big Five sul fatto che l’IA non sarebbe stata impiegata sui propri libri. “Sta minando la fiducia indispensabile tra scrittori e editori”, ha osservato l’autore.
Effetti sulla catena editoriale
Gli autori hanno denunciato anche che i licenziamenti per riduzione dei costi hanno spinto gli editori a ricorrere all’IA per sopravvivere. “Vediamo editori che non leggono più i manoscritti e usano Claude per creare linguaggi di marketing quasi scollegati dal libro”, ha detto un autore. Alcuni agenti riferiscono che gli editori chiedono agli autori di redigere i propri piani di revisione perché gli editori non hanno più tempo per farlo.
Tutti gli autori intervistati hanno chiesto una maggiore trasparenza: “ il minimo indispensabile è la divulgazione”. Un altro ha suggerito che i Big Five dovrebbero “riunirsi e creare un insieme di principi sull’IA a cui tutti aderiscano”.
Conclusioni
Il caso di NOA a Macmillan evidenzia le contraddizioni interne al mondo editoriale: da una parte, un entusiasmo visibile per le potenzialità dell’IA, dall’altra, una realtà di strumenti poco affidabili e di resistenza dei dipendenti. La mancanza di linee guida chiare, la pressione da parte della dirigenza e le dispute legali in corso con i fornitori di IA creano un clima di incertezza che coinvolge non solo i lavoratori, ma anche gli autori.
Se le case editrici vogliono preservare la fiducia con gli autori e garantire un uso responsabile della tecnologia, dovranno adottare politiche trasparenti, formare i dipendenti su limiti e rischi dell’IA e stabilire standard condivisi a livello di settore. Solo così l’innovazione potrà coesistere con la tradizione letteraria che ha fatto la reputazione dei Big Five per decenni.