Come funziona la condivisione su Muse

Muse, l’assistente virtuale di Meta, consente agli utenti di condividere una conversazione generata dall’IA semplicemente creando un link. Il destinatario può quindi aprire il collegamento in un browser senza dover effettuare il login, accedendo a una pagina web pubblica ospitata sotto il dominio cf.metaaiusercontent.com. Questo meccanismo è analogo a quello adottato da altri servizi online per la condivisione di contenuti.

Al momento della generazione del link, Meta aggiunge al dominio il titolo della conversazione e una stringa casuale di lettere e numeri. Il risultato è un URL unico che, se condiviso, permette a chi lo possiede di visualizzare l’intera chat.

Il ruolo del DNS passivo nella scoperta delle conversazioni

Il DNS passivo è un archivio che conserva la cronologia delle richieste di risoluzione dei nomi di dominio in indirizzi IP. Ogni volta che un utente clicca su un link di Muse, il suo client effettua una query DNS per tradurre cf.metaaiusercontent.com nell’indirizzo del server, e questa richiesta viene registrata nel database del servizio passivo.

I ricercatori di Claroc hanno sfruttato proprio questo caso d’uso. Interrogando un servizio DNS passivo hanno raccolto tutti gli URL contenenti il dominio di Muse e, grazie al pattern del titolo della conversazione, hanno identificato più di 6.800 conversazioni condivise. La maggior parte di esse non conteneva dati sensibili, ma alcune includevano informazioni personali e aziendali potenzialmente pericolose.

Tipologie di dati esposti

    • Nomine di dipendenti e ruoli aziendali.
    • Dettagli di progetti in corso o strategie di business.
    • Informazioni personali come numeri di telefono, indirizzi email e persino dati finanziari.

Rischi associati alla scoperta dei link

Chi riesce a reperire questi URL può sfruttarli per una serie di attività illecite, tra cui:

    • Truffe mirate, sfruttando informazioni personali per ingannare le vittime.
    • Impersonificazione, facendo credere di essere un dipendente di un’azienda.
    • Attacchi di ingegneria sociale, raccogliendo dettagli per creare scenari più convincenti.

Poiché le pagine sono pubbliche, non esiste alcun meccanismo di autenticazione o di revoca automatica del link. Una volta creato, l’URL rimane valido finché l’utente non lo elimina manualmente, se ne ha la possibilità.

Reazione di Meta e conclusioni dei ricercatori

Claroc ha informato Meta all’inizio di ottobre, fornendo una documentazione completa del problema. Tuttavia, la risposta di Meta è stata assente. Analizzando la documentazione tecnica di Muse, i ricercatori hanno confermato che la possibilità di accedere alle conversazioni senza autenticazione è intenzionale e fa parte del design del servizio.

Di conseguenza, la responsabilità ricade sugli utenti, i quali dovrebbero astenersi dal condividere chat contenenti dati sensibili. Meta, dal canto suo, non ha ancora proposto misure correttive né ha indicato piani per introdurre controlli di accesso più rigidi.

Raccomandazioni per gli utenti di Muse

Per mitigare i rischi derivanti da questa vulnerabilità, gli utenti dovrebbero adottare le seguenti precauzioni:

    • Evita di includere informazioni personali o aziendali nelle conversazioni destinate alla condivisione.
    • Utilizza canali di comunicazione alternativi (es. email cifrata) per condividere dati sensibili.
    • Cancella manualmente i link di condivisione non più necessari.
    • Monitora periodicamente eventuali riferimenti al dominio cf.metaaiusercontent.com nei log di rete.

In attesa di una risposta ufficiale da parte di Meta, la miglior difesa resta la prudenza da parte degli utenti, che dovrebbero considerare la condivisione di Muse come un’operazione potenzialmente pubblica.