Negli ultimi mesi l’atmosfera intorno ai grandi gruppi dell’intelligenza artificiale è diventata sempre più cupa, alimentata da timori sulla sostenibilità del modello di business e da una serie di revisioni di valutazione che hanno colpito sia le società quotate sia quelle ancora private.

OpenAI rivede al ribasso la propria valutazione

Secondo quanto riportato dal Financial Times, OpenAI avrebbe abbassato il target di valutazione del suo ultimo round di finanziamento da 1,400 a 1,250 miliardi di dollari. La riduzione, seppur significativa, rappresenta comunque un aumento rispetto alla valutazione di 852 miliardi di dollari registrata a marzo 2026, quando la società aveva chiuso un round record da 122 miliardi.

Il nuovo obiettivo di 1,250 miliardi implica una crescita sostanziale rispetto al valore precedente, ma è indicativo di un mercato che richiede maggiore prudenza. A settembre, OpenAI ha dichiarato ricavi annualizzati vicini a 50 miliardi di dollari, più del doppio dei 20 miliardi annunciati all’inizio dell’anno, ma comunque 20 miliardi al di sotto delle previsioni più ottimistiche.

Motivi della revisione

    • Ritardi nella chiusura del round di finanziamento privato da 30 miliardi di dollari.
    • Incertezza sul debutto al Nasdaq, rimandato al 2027.
    • Pressioni di mercato che spingono gli investitori a chiedere valutazioni più realistiche.

Anthropic frena la maxi‑IPO

Parallelamente, la rivale Anthropic sta preparando la sua IPO negli Stati Uniti, prevista per novembre, ma con una capitalizzazione iniziale stimata intorno a 1,500 miliardi di dollari. Questo valore è notevolmente inferiore ai 2,000 miliardi ipotizzati in estate, che avrebbero conferito all’azienda dei fratelli Amodei il primato di valutazione più alta di sempre.

Anthropic ha depositato il prospetto informativo alla Securities and Exchange Commission (SEC) e sta incontrando potenziali investitori, ma i risultati finanziari recenti hanno reso più difficile raggiungere la soglia dei 2,000 miliardi.

Andamento dei ricavi

Nel terzo trimestre 2026, il fatturato di Anthropic è stato di 16,8 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 11,6 miliardi del trimestre precedente e ai 4,7 miliardi dei primi tre mesi dell’anno. Tuttavia, il ritmo di crescita si è rallentato, segnalando un possibile plateau nella domanda di soluzioni AI avanzate.

Nel semestre gennaio‑giugno, l’azienda ha registrato una perdita netta di 80 miliardi di dollari, in gran parte attribuita alla contabilizzazione delle obbligazioni convertibili emesse in passato, ma che ha comunque pesato sul sentiment degli investitori.

Il contesto di mercato e le prospettive future

Il mercato azionario non è più favorevole come lo era durante il boom del 2023‑2024. Il sentiment intorno all’AI è stato messo alla prova da una serie di fattori:

    • Ritardi nelle introduzioni di nuovi prodotti e servizi.
    • Concorrenza crescente tra le startup e le grandi aziende tecnologiche.
    • Regolamentazioni emergenti che potrebbero limitare l’uso di tecnologie generative.

Secondo la testata statunitense Axios, Anthropic non può più permettersi di fare marcia indietro: con una valutazione già assodata di 965 miliardi di dollari, l’azienda deve completare l’IPO per continuare a raccogliere capitali, poiché il mercato privato non è più sufficiente a sostenere le sue esigenze di crescita.

Possibili scenari

Se il sentiment sull’AI dovesse migliorare, potremmo assistere a una ripresa delle valutazioni e a nuovi round di finanziamento a prezzi più alti. Al contrario, un prolungato periodo di incertezza potrebbe spingere le aziende a ristrutturare i loro modelli di business, puntando su fonti di ricavo più stabili e meno dipendenti da valutazioni speculative.

Conclusioni

Le revisioni al ribasso di OpenAI e Anthropic indicano che la bolla dell’intelligenza artificiale sta probabilmente scoppiettando, o almeno sta passando da una fase di crescita incontrollata a una più matura e sostenibile. Gli investitori dovranno riconsiderare le proprie aspettative, mentre le aziende dovranno dimostrare capacità di generare flussi di cassa solidi e di adattarsi a un contesto normativo sempre più stringente.