OpenAI sta valutando un'azione legale contro Apple per presunta violazione dell’accordo che ha portato ChatGPT all’interno di Siri e di Apple Intelligence. La notizia arriva mentre Apple si sta diversificando tra fornitori all’interno della corsa all’intelligenza artificiale, aprendo anche lo spazio a Gemini, il modello di Google. In gioco ci sono distribuzione, ricavi da abbonamenti, controllo dell'interfaccia e potere contrattuale nel mercato dell'AI.

Secondo le agenzie (15 maggio 2026), OpenAI sarebbe insoddisfatta del modo in cui Apple ha implementato ChatGPT nei propri dispositivi e starebbe considerando una contestazione formale per inadempimento del contratto. Il problema riguarda non solo la tecnologia, ma anche gli aspetti economici e la strategia complessiva.

Nel giugno 2024 Apple aveva sottolineato l’accordo con OpenAI come un pilastro fondamentale per Apple Intelligence, prospettando una collaborazione chiave per la sua nuova funzionalità. Siri avrebbe potuto indirizzare le richieste più complesse a ChatGPT, in modo che gli utenti non dovessero utilizzare un’app esterna per il modello. Dal canto suo, OpenAI aveva accolto favorevolmente la partnership come un'occasione di diffondere ChatGPT a centinaia di milioni di utenti Apple.

Un accordo con aspettative non realizzate

A quasi due anni di distanza, però, OpenAI sembra non essere completamente soddisfatta dei risultati. Secondo le ricostruzioni pubblicate, la società ritiene che Apple non abbia assegnato a ChatGPT la visibilità promessa all'interno di Siri, riducendo così il potenziale di conversione verso gli abbonamenti a pagamento.

La posizione strategica per OpenAI era non solo essere "presente", ma essere integrato al punto più rilevante di Apple: l’interfaccia che gestisce la comunicazione diretta con l’utente. Quando Apple ha annunciato Apple Intelligence nel giugno 2024, ha messo in evidenza due promesse principali: una Siri più contestuale e l’accesso opzionale a ChatGPT per compiti raffinati.

I contenuti della documentazione di Apple indicano che ChatGPT è integrato in Siri, negli strumenti di scrittura, in Image Playground e nelle scorciatoie. Tuttavia, la stessa documentazione evidenzia che la funzionalità non è sempre predefinita: per configurare ChatGPT bisogna passare da Impostazioni > Apple Intelligence e Siri > ChatGPT, e Apple ricorda esplicitamente che l’utente deciderà quando utilizzare il servizio. Questa architettura, coerente con l’approccio di Apple sulla privacy, può però creare tensioni con gli interessi commerciali di OpenAI.

Il conflitto di interesse

I motivi di attrito si radicano in un disaccordo sugli obiettivi reciproci. Apple ha interesse a non affidarsi troppo ad un partner esterno, come OpenAI, per non cedere controllo sull’esperienza AI degli utenti. OpenAI invece vede nel mercato di Apple l’occasione di diffondere ChatGPT e rafforzarne la posizione in un mercato sempre più competitivo.

Apple, da parte sua, sta affrontando una sfida complessa sull’intelligenza artificiale. Nel 2024 ha mostrato l’ambizione di un assistente vocale più avanzato, con comprensione del contesto e capacità di interagire tra diverse applicazioni. Tuttavia, molte di queste promesse non sono ancora state pienamente realizzate. A marzo 2025, Apple ha ammesso apertamente la necessità di ulteriore tempo per completare le funzioni avanzate.

Ciò mette Apple in una posizione delicata. L’azienda ha tradizionalmente basato la sua forza su un controllo esteso tra hardware, software e servizi. Un ritardo nella maturità dell’AI rende necessario un ricorso a partner esterni, il che però potrebbe indebolire il controllo che Apple ha sempre esercitato sui dati e sull’esperienza utente.

Il rischio di OpenAI: l’accesso limitato

Per OpenAI, il problema centrale è il concetto di “placement” in una piattaforma. Un chatbot nascosto in impostazioni o disponibile solo in casi specifici non produce la stessa visibilità per gli utenti rispetto ad un componente naturale all’interno del flusso quotidiano. OpenAI ha un interesse diretto nel crescere sia per abbonamenti, come per le soluzioni enterprise.

Gli accordi con Apple erano visti come una porta chiave per acquisire nuovi clienti. Se questa accessibilità si è rivelata inferiore alle aspettative, la società potrebbe considerare l’accordo meno vantaggioso, sostenendo di non aver ricevuto il ritorno commerciale atteso. Secondo i leak pubblicati, OpenAI potrebbe avanzare un avviso formale di violazione del contratto, utilizzandolo come leva negoziale in un momento delicato.

Gli sviluppi legali di OpenAI si sommano al processo contro Elon Musk, che sta esaminando missione, governance e struttura economica. Un conflitto con Apple rafforzerebbe questa pressione legale, ma potrebbe anche essere letto come una necessità per OpenAI di difendere i propri diritti contrattuali, in un settore dove l’accesso agli utenti è cruciale.

Apple diversifica: entra Gemini di Google

Il deterioramento relazioni con OpenAI si aggiunge all'ingresso nell’accordo Apple di Gemini di Google. Secondo le ricostruzioni, Apple intende utilizzare i modelli di Google in una serie di prodotti AI. Questa scelta è stata discussa durante i risultati finanziari e non è stata accompagnata da un annuncio formale.

La strategia di Apple punta a diversificare i fornitori per creare equilibrio tra prestazioni, costi e affidabilità del modello. Per OpenAI, questa apertura a un concorrente rafforza la percezione di un accordo difensivo: non solo essere presenti, ma non rischiare di diventare un fornitore sostituibile.

Gli equilibri del mercato AI

Questo contesto evidenzia un nuovo equilibrio nel settore dell'intelligenza artificiale. L’accesso all'utente non dipende più soltanto dalla qualità della tecnologia. Conta la capacità di essere integrato in una piattaforma dominante, dove chi controlla l'interfaccia ha un vantaggio enorme nella monetizzazione.

Apple è in una posizione vantaggiosa, con il controllo su oltre due miliardi di dispositivi. OpenAI, invece, guida uno dei marchi più riconosciuti nel settore dell’AI generativa, ma dipende in larga parte da piattaforme terze per intercettare i consumatori. Questo scenario illustra come la competizione nell’AI non si limiti alle funzionalità tecniche, ma riguardi anche posizione strategica, visibilità e capacità di monetizzazione.