In un periodo in cui il bisogno di supporto psicologico si è progressivamente affermato, l’avvento dell’intelligenza artificiale (AI) ha aperto nuovi scenari. Chi frequenta regolarmente le piattaforme digitali ha notato un aumento progressivo di servizi psicologici e di benessere, una tendenza che va vista positivamente. Tuttavia, quando tale supporto si insinua in contesti governati da algoritmi e logiche di efficienza digitale, la questione si complica. In particolare per i giovani, nati digitalmente e sempre connessi, l’utilizzo di strumenti come l’AI genera interrogativi sull’autenticità, la privacy e la qualità del supporto ricevuto.
Un contesto di crescita: la salute mentale e i nuovi modelli di accesso all’aiuto
I nativi digitali, come la Generazione Z (nata tra il 1997 e il 2012), considerano l’ambiente virtuale come una naturale prosecuzione della realtà. Ma questi spazi digitali non sempre promettono benessere. Al contrario, spesso propongono modelli di perfezione fisica e performatica, mettendo a rischio l’equilibrio mentale delle persone vulnerabili. La sfida dunque è scegliere il tipo di supporto adatto, oscillando tra la consulenza di un vero psicologo, app di benessere o piattaforme digitali che promettono assistenza emotiva.
Un elemento rilevante in tutto questo è l’aumento esponenziale di persone che cercano aiuto psicologico. Secondo alcune stime, dopo la pandemia da Covid-19, si è registrato un aumento del 25% dei casi di ansia e depressione a livello globale. Questo ha spinto molte persone a cercare nuovi strumenti di supporto, tra cui la consultazione online e l’uso di tecnologie assistive come l’AI generativa.
I rischi nascosti dell’intelligenza artificiale nella psicologia
Mentre l’utilizzo di strumenti digitali è cresciuto, il ruolo dell’AI generativa si è dimostrato innovativo anche nell’ambito psicologico. Parole chiave come “ascolta”, “consiglio” e “supporto”, sono ormai presenti in chatbot e algoritmi che simulano scambi emotivi. Ma siamo certi che questa interazione sia priva di rischi per l’utente?
L’uso di questi strumenti presenta un lato problematico: si rischia di confondere la comunicazione con un professionista umano con l’interazione con un programma, che non può empatizzare o comprendere le complesse sfumature della psicologia. E quando l’utente si sente a proprio agio, ma il sistema non fornisce risposte reali né una struttura di cura, ci sono conseguenze potenzialmente pericolose per la salute mentale.
La pandemia come motore di trasformazione
La pandemia ha senz’altro accelerato la digitalizzazione, spingendo molte persone ad abbandonare le sedute tradizionali per ricorrere a forme di supporto online. Secondo l’OMS, l’epidemia ha causato un aumento nella domanda di cure per ansia e depressione, con conseguenze tangibili sui servizi di salute mentale. L’uso della telemedicina ha preso quota: per chi non aveva accesso ai servizi tradizionali, l’ambiente digitale rappresenta una soluzione vitale.
- Secondo una ricerca, nel 2020 il 29% della popolazione italiana aveva cercato supporto psicologico, percentuale che è salita al 39% nel 2024.
- Nella coorte dei giovani (15-35 anni), i dati parlano di una criticità vicina al 70% in termini di bisogni psicologici non soddisfatti.
- Il numero degli psicologi iscritti all’ordine è cresciuto notevolmente, passando da 78.000 nel 2010 a 147.941 nel 2025.
L’Italia e la sua sperimentazione di un assistito psicologico digitale
La Penisola ha mostrato grandi passi in avanti nell’attuazione di metodi di aiuto psicologico digitale. Il 36° Rapporto Italia di Eurispes indica che circa il 30% della popolazione ha cercato assistenza psicologica nel 2023. Inoltre, il 10% ha scelto di intraprendere queste sessioni online, dimostrando l’importanza crescente del digital per l’accesso al benessere emotivo.
La sperimentazione italiana dimostra che la terapia online può diventare un modello complementare rispetto alle sedute tradizionali. Lo studio di Parolin (2024), ha osservato che il modello ibrido si è dimostrato efficace per mantenere il rapporto terapeutico anche in tempo di lockdown.
Internet come strumento per la ricerca psicologica
Internet non è più solo luogo di svago o di informazione, ma un’infrastruttura di ricerca ben consolidata. Gli psicologi hanno trovato in questa tecnologia uno strumento per studiare i comportamenti umani e sperimentare nuove strategie per il supporto emotivo. Si riconosce quindi che Internet abbia un ruolo crescente nella salute mentale, pur senza sostituirsi al lavoro di un professionista qualificato.
Quando la tecnologia non basta
Mentre i benefici dell’utilizzo dell’AI nella salute mentale sono diversi, come l’anonymità e l’accesso facile, esistono anche grandi sfide. I dati non sembrano sufficienti per comprendere il contesto emotivo degli utenti, e non mancano casi in cui l’AI possa non riconoscere un pericolo serio.
Uno degli aspetti più problematici sta nell’uso improprio: molti utenti potrebbero pensare di trovare aiuto emotivo in modi errati. Un esempio sono quelle piattaforme in cui l’apparente comprensione di un algoritmo maschera una comprensione reale limitata o inesistente.
La questione del rispetto della privacy
Un altro tema delicato riguarda la confidenzialità del rapporto psicologico. Internet non è ancora perfettamente sicuro dal punto di vista della privacy: i dati dell’utente, le conversazioni sensibili, l’uso delle emozioni potrebbero essere sfruttati da algoritmi non protetti. I servizi terapeutici che non si svolgono in presenza corrono questo rischio.
Qual è il ruolo futuro dell’AI nelle cure psicologiche?
L’AI non sostituirà mai pienamente i terapisti umani, ma potrà diventare uno strumento di supporto efficace, specialmente come primo step per i pazienti che non hanno accesso immediato a supporto umano. Gli sviluppi futuri dovranno però garantire una maggiore supervisione e una maggiore responsabilizzazione da parte dei fornitori tecnologici.
- Un modello ideale potrebbe prevedere l’AI come un ausilio ai terapisti, come strumento di screening o supporto alle strategie di benessere.
- Le persone dovranno ricevere istruzione su come distinguere la consulenza umana da algoritmi e rispettare limiti e confini emotivi.
- I governi dovranno regolamentare questi nuovi ambiti e garantire livelli di sicurezza e di cur