Satya Nadella, patron di Microsoft, ha pubblicato un post sul blog che non è certo passato inosservato. Attacca frontalmente le grandi aziende AI, senza nominarle, certo, ma il messaggio è chiaramente rivolto ad attori come OpenAI e Anthropic.
L’accusa di Satya Nadella
Secondo lui, le aziende che usano Claude, ChatGPT o Gemini credono di pagare solo il proprio abbonamento o i token. In realtà, spendono molto di più. Ogni prompt inviato, ogni correzione apportata al modello o uso professionale alimenta l’AI con informazioni sull’azienda stessa. Nadella definisce questa accumulazione di informazioni “residui”.
In concreto, nessuno potrebbe mai acquistare questo livello di conoscenza approfondita su un’azienda, eppure questi dati vengono consegnati gratuitamente alla società che ha progettato il modello. L’obiettivo di Nadella è chiaro: sottolineare come questa pratica non solo sia dannosa economicamente ma anche sotto il profilo della privacy aziendale.
Le pratiche ipocrite dell’industria AI
Nadella ritiene che le pratiche degli attori dell’AI siano ipocrite. Queste aziende si sono costruite aspirando liberamente i contenuti del Web per addestrare i propri modelli. Ma non appena si tratta di permettere ad altri di imparare a partire dai loro modelli, impongono condizioni molto restrittive. L’atto di insegnare a un modello AI da un altro si chiama “distillazione”.
Il tempismo della dichiarazione di Nadella non è casuale. Anthropic ha recentemente accusato le aziende cinesi, tra cui Alibaba, di aver saccheggiato Claude per addestrare le proprie AI. La questione non è solo tecnologica, ma anche strategica: l’industria AI compete non solo sui modelli, ma sui dati che alimentano il mercato.
Cos’è la distillazione?
La distillazione è una tecnica che permette di addestrare un nuovo modello utilizzando le risposte di un modello già esistente e più potente. In concreto, si pongono migliaia di domande al modello “insegnante”, poi si usano le sue risposte per insegnare al modello “allievo” a ragionare allo stesso modo.
Il vantaggio di questa tecnica è che il nuovo modello acquisisce gran parte del know-how dell’originale, senza aver avuto bisogno delle stesse montagne di dati né degli stessi costi di addestramento. Tuttavia, se un concorrente può copiare le capacità di un modello a una frazione del prezzo, l’intero investimento iniziale perde di valore.
E Microsoft?
Di fronte a questo problema, Nadella ha una soluzione bell’e pronta: invita le aziende a mantenere il controllo sui propri dati. Suggerisce di costruire gli ambienti di apprendimento interni e di utilizzare strumenti che permettano di passare facilmente da un modello AI all’altro, senza dipendere da un unico fornitore.
Un’idea che fa ovviamente comodo a Microsoft. Questi ambienti di apprendimento devono essere ospitati da qualche parte, e il cloud Azure è già la casa della maggior parte dei dati delle grandi aziende. Più un’azienda costruisce la propria autonomia rispetto ai modelli AI, più rafforza la propria dipendenza dall’infrastruttura Microsoft.
Un conflitto di interessi? Forse
Più complicato da ignorare è il fatto che Microsoft è azionista di OpenAI e di Anthropic. I propri prodotti, a cominciare da Copilot, si basano anch’essi ampiamente sui dati d’uso dei propri clienti per migliorarsi. Ciononostante, la problematica descritta dall’AD è reale e probabilmente peserà sempre di più man mano che le aziende generalizzeranno l’uso dell’AI nel quotidiano.
Fonte: Satya Nadella
La posizione di Nadella sottolinea l’importanza dell’autonomia tecnologica e dell’uso consapevole dei dati. Mentre il dibattito sull’etica dell’AI cresce, l'atteggiamento di Microsoft potrebbe segnare un cambio di rotta fondamentale nel paradigma del futuro del machine learning.